PREMESSA: LA RESPONSABILITA’ DEL GESTORE DEL MARINA


Il problema fondamentale emerso nella pratica è quello della responsabilità dell’ormeggiatore per i danni subiti dall’unità da diporto.

La questione appare strettamente collegata a quella della individuazione della natura giuridica del contratto di ormeggio.

Secondo l’orientamento giurisprudenziale dominante (il quale, come abbiamo visto, sostiene la tesi della natura cangiante del contratto di ormeggio, ormeggio/locazione o ormeggio/deposito a seconda che dal regolamento contrattuale o dall’interpretazione della volontà delle parti sia dato riscontrare un obbligo di custodia in capo all’ormeggiatore), la responsabilità dell’ormeggiatore è regolata dalle disposizioni in tema di locazione ove non sia previsto l’obbligo di custodia, o dalle disposizioni in tema di deposito ove tale obbligo sia previsto.
Con specifico riferimento all’ipotesi in cui l’ormeggiatore assume l’obbligo di custodia, l’ormeggiatore può essere chiamato a rispondere della perdita dell’unità da diporto, dei danni materiali riportati dalla stessa mentre si trova ormeggiata, della sottrazione dell’unità da diporto, degli accessori e delle pertinenze.

Il problema che si pone è quello della individuazione dei limiti della responsabilità dell’ormeggiatore per i danni subiti dall’unità da diporto, e del riparto dell’onere della prova.

L’applicazione della disciplina di cui agli artt. 1766 ss. c.c. in materia di deposito, così come interpretata dalla giurisprudenza prevalente, comporta a carico del gestore del porto l’attribuzione di una responsabilità ex recepto. Ciò significa che l’ormeggiatore-depositario, per sfuggire alla responsabilità nel caso di perdita o danneggiamento della cosa depositata, non può limitarsi a provare di aver usato nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia, ma deve provare che l'inadempimento è derivato da un "fatto a lui non imputabile", ai sensi dell'art. 1218 c.c. Costui, pertanto, dovrà provare il concreto e specifico evento esterno che ha reso impossibile l'adempimento dell'obbligazione di custodia: “con riferimento al contratto di ormeggio con obbligo di custodia, in caso di avaria, deterioramento o distruzione della imbarcazione, il concessionario dell'ormeggio non si libera della responsabilità "ex recepto" provando di avere usato nella custodia della "res" la diligenza del buon padre di famiglia prescritta dall'art. 1768 c.c., ma deve provare a mente dell'art. 1218 c.c. che l'inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile” (Cass. civ., 1.6.2004, n. 10484, cit.).

Il gestore si viene così a trovare in una posizione assai gravosa.

La Cassazione tende comunque ad alleggerire l’onere della prova gravante sull’ormeggiatore, chiarendo che “tale fatto esterno non deve assumere necessariamente i caratteri del caso fortuito o della forza maggiore, atteso che non si versa in ipotesi di presunzione di responsabilità, ma di presunzione di colpa. Pertanto la prova liberatoria consiste nella dimostrazione di aver adottato tutte le precauzioni suggerite dall'ordinaria diligenza, con l'avvertenza che ove il concessionario dell'ormeggio si renda conto (o debba rendersi conto) della necessità di uno sforzo maggiore rispetto a quello ordinario, egli è tenuto a prestarlo, versando altrimenti in colpa cosciente, ancorché abbia custodito il bene con la diligenza del buon padre di famiglia” (Cass. civ., 1.6.2004, n. 10484, cit.).
In sostanza, l’ormeggitore-custode può superare la presunzione di colpa ex recepto se dimostra di non avere avuto colpa nell’inadempimento e di avere adottato tutte le cautele che le circostanze suggerivano, secondo un criterio di ordinaria diligenza, per evitare la distruzione delle cose depositate.
Infine, può accennarsi al problema della validità delle clausole di esonero della responsabilità inserite nelle condizioni standard del contratto di ormeggio.
La dottrina ha chiarito, in primo luogo, che ai sensi dell’art. 1229 c.c., è sempre nulla la pattuizione che esclude la responsabilità dell’ormeggiatore per fatti commessi con dolo o colpa grave. In secondo luogo, che la clausola di esonero della responsabilità, anche per fatti determinati da colpa lieve, è valida solo se specificamente approvata per iscritto, se contenuta nelle condizioni generali di contratto o nei formulari (artt. 1340 e 1341 c.c.). Se specificamente approvata per iscritto, la clausola di esonero della responsabilità per colpa lieve non costituisce clausola abusiva poiché si riferisce alla responsabilità per danni a cose (artt. 1469 bis, comma 3, nn. 1 e 2 e 1469 quinquies, comma 2, nn. 1 e 2 c.c.).

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  2. Danno da “Evento atmosferico” (oltretutto abitualmente escluso dalla copertura) dovuto ad azione del vento con rottura di bitte o bricole o cime di ormeggio rotte o allentate per le quali non c’è stato l’intervento di guardiania oppure dovuto a insufficienza strutturale dei moli o fingers.

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